Questo incontro negli studi di Egg Magazine è stato esilarante per tutti i partecipanti dal vivo e speriamo anche per voi che ci seguirete da qui. Spesso ci siamo addirittura dimenticati delle telecamere e ci siamo lasciati andare alla convivialità, arricchita da un argomento di interesse letterario come il libro che andiamo a presentare, appunto “Long Playing – Vita a 33 Giri”, scritto e curato dai nostri ospiti della serata, l’autore Giovanni Vannozzi e il curatore di collana Fabrizio Bartelloni (MDS Editore) Leggi anche: MdS Editore: creatività, impegno e passione. Prima di lasciarvi all’intervista vi alleghiamo qua sotto una breve descrizione del libro, presa direttamente dal press kit della pagina FB.

Nasce – dice l’autore – dalla “voglia di raccontare la provincia con uno sguardo diverso”, dal desiderio cioè di restituire un’immagine di Pisa e dei suoi dintorni senza conformarsi ai cliché da guida turistica o alla rappresentazione da teatro di posa delle ricostruzioni storiche, e farli diventare, invece, veri e propri protagonisti delle vicende che li attraversano.

La raccolta, suddivisa in due parti proprio come un vecchio Lp (side A: anni ’80 – ’90; side B: anni ’90 – 2000), si compone di diciotto “tracce” e abbraccia trent’anni di vita recente non solo della città, percorrendone le strade, le piazze, i quartieri, ma anche di quella provincia all’apparenza immutabile e che invece cambia nel tempo le sue abitudini, i suoi umori, le sue prospettive, divenendo specchio e cartina di tornasole delle emozioni e del vissuto di chi la abita e la sente realmente “sua”, di chi è stato ed è a tutti gli effetti concittadino dei personaggi “incontrati, vissuti, inventati” che popolano queste storie.
I protagonisti di questi racconti sono bambini, adolescenti, adulti… qualcuno di loro cavalca l’idea di andarsene per non tornare, altri sono costretti a farlo o magari si lasciano vivere, a tre passi dai monti e dal mare, nell’attesa di qualcosa di inaspettato che probabilmente non arriverà. La vita di provincia che si scontra con il progresso, la droga che imperversa negli anni ’80, le comunicazioni che cambiano, gli universitari di passaggio e i malumori con gli autoctoni, i palazzi che crescono a vista d’occhio e i nuovi quartieri che modificano i lineamenti della città, le generazioni che si confondono… scenografie che si rincorrono l’una dietro l’altra unite da un’unica colonna sonora. Perché è la musica a fare da sottofondo a questo libro – da lì il titolo, le strofe inserite all’inizio delle due parti e persino una ghost-track finale – la musica che, come dice l’autore: “è il leitmotiv della mia vita, e quando ripenso al mio passato o alle storie che mi vengono alla mente, non posso sottrarmi dal ricordare brani musicali che mi riportano esattamente lì, dove volevo essere”.
Il timbro di Vannozzi è originale, forte, riconoscibile, spesso colloquiale ma mai banale, e attento a mantenere sempre una leggerezza di fondo anche quando si confronta temi “forti”, come le molestie ai bambini, la violenza domestica o la crisi del lavoro. Una voce unica che rende impossibile non appassionarsi alle molte storie che ha da raccontare.