La prima cosa che si nota aprendo la porta del nuovo Filippo MUD Bar è il bancone del Bar, subito dopo l’outfit impeccabile dei due bartenders.

Al servizio di bottiglie, shaker, bicchieri, jiggers e scorze di agrumi ci sono loro: Thomas Cecere (classe 1991) e Alessandro Pitanti (classe 1989), giovanissimi e già esperti al punto di sapere cosa berrai non appena lasci il cappotto.
Il Bar del MUD è proprio come vorrei che fossero tutti i bar: il bancone è perfetto, e ovviamente non mi sono lasciata sfuggire il mio sgabello mai più, al punto che con Alessandro e Thomas ci siamo persi in chiacchiere…

Thomas e Alessandro arrivano dalla stessa scuola: entrambi cominciano come camerieri al Bar Caffetteria Il Giardino, in Via 4 Novembre a Forte dei Marmi. Il primo ad arrivare tra le braccia di Massimino e Massimone è Alessandro, appena diciassettenne “Prima di arrivare in fondo al corridoio dovevo passare davanti alla vetrina delle paste e al bancone caffetteria, sempre affollati. Quando sento questo odore lo associo sempre a quel periodo…”, qualche anno più tardi sarà la volta di Thomas“Lavoravo come cameriere ai tavoli, ma giorno dopo giorno ho capito che il contatto con il cliente era ciò che mi appassionava. Avendo la fortuna di lavorare all’American Bar più fornito della Versilia ho iniziato ad avvicinarmi al mondo del bere miscelato, dopo tre anni decido di migliorare il mio inglese e le mie skills da Bartender e parto alla volta di Londra.”
Londra, da buona capitale europea, insegna che in fatto di bartending l’offerta crea la domanda, e girando per i migliori High Volume Bar e Speakeasy, si impara che quello che conta sono le materie prime e la capacità di interagire con i guests, ma per fortuna l’Italia chiama e Thomas e Alessandro, da dicembre 2016 si ri-trovano di nuovo insieme dietro al bancone, questa volta in Via Barsanti nel centro storico di Pietrasanta, nel secondo locale di Filippo Di Bartola.

Vedere un bartender a lavoro è sempre ipnotico. Che si tratti di flair o mixology, la cosa che attira l’attenzione di un guest è la dimestichezza, unita alla sicurezza e quei gesti tipici del mestiere che riescono sempre a stupire.
Una delle cose che mi ha imbambolata a più riprese è stata vederli all’opera con la rivisitazione, inserita nella drink list del Filippo MUD Bar, del Bloody Mary; e Thomas, vittima dei miei boomerang, ormai, lo sa: “Il throwing, oltre che fondamentale per la preparazione del ‘nostro’ Bloody Mary (consente una perfetta ossigenazione del drink), è anche una di quelle tecniche che crea atmosfera e curiosità per chi sta dall’altra parte del bancone (naturalmente quando non mi cade tutto sul pavimento!)…”

Alessandro Pitanti è anche il vincitore della Campary Academy 2017, e mi pare scontato chiedergli una delle cose su cui ultimamente si discute di più, dato che è reduce da competizioni a colpi di jiggers, live show sotto altissima pressione, e quantità di informazioni e tendenze in cui riuscire a districarsi può rivelarsi la mossa più azzeccata per arrivare alla vetta: mixology o flair? “Quando ho cominciato a svolgere questo mestiere ero affascinato dai flair bartenders. Imparai anche qualche movements, ma richiede una costanza di allenamento importante. Secondo me non c’è una vera e propria spaccatura di categoria, basterebbe unire con coscienza entrambe le parti per poter imparare ad esprimersi al meglio delle proprie potenzialità.”
Il bartender che ha vinto questa competizione con il Lady Chanel – una reinterpretazione dell’Americano – ce l’ha un ingrediente preferito? “La mia idea di miscelazione è sempre molto semplice: se la materia prima è ottima non occorre cercare di snaturare per forza i prodotti; però amo le sfide e molte volte mi diverte smontare certi preconcetti tramite l’esperienza gustativa diretta: prima di dire che non ti piace, assaggia, poi ti dico cosa c’è nel cocktail! Molte volte le persone rimangono meravigliate. In termini realistici, comunque non ho un ingrediente preferito, sarebbe veramente difficile scegliere.”

Cosa mi consigliate di bere, se passo a trovarvi per l’aperitivo al MUD Bar?
(La risposta, una virtuale e l’altra nel bicchiere, è stata la stessa!) Conoscendoti, ormai, un pochino ti consiglierei un Athena: base champagne, americano rosa di Giulio Cocchi (vino rosato aromatizzato con genziana, petali di rosa e spezie) bitter all’arancia e oli essenziali della stessa; oppure qualcosa di fresco e dissetante dal flavour bilanciato, come lo chiamiamo noi…il tubo!

Ma i bartenders, quando si siedono dalla parte dei guests, cosa ordinano?
T: I drinks che più amo bere sono sicuramente Negroni e Tommy’s Margarita; ma anche un Mezcal (distillato di agave, dalle note affumicate) liscio spesso diventa la mia prima scelta!
A: Sono un amante dei sour drinks, intesi come categoria di mixed drinks, perché alla fine ricerco sempre il bilanciamento in un cocktail. C’è un punto in cui acidità, dolcezza e alcolicità si incontrano: quello è il mio drink preferito! Essendo amante degli agave spirits, da sempre il mio favourite drink è il Margarita (c’ho chiamato mia figlia!) che, per una questione di bilanciamento, amo con una piccola aggiunta di agave syrup… un incrocio tra margarita e Tommy’s Margarita!

Siamo tutti, più volte nella vita, vittime del cosiddetto effetto madelaine. Qual è, per voi, l’odore che vi riporta con la mente dietro al bancone, ovunque siate?
(Anche qui la risposta è stata la stessa) L’odore degli agrumi. Dal momento in cui si sprigionano gli olii essenziali di un limone, un pompelmo o un arancia, quel profumo, quella sensazione di freschezza che si disperde nell’aria ti rimane anche addosso, sulle mani.

 

Se siete curiosi di vedere Thomas e Alessandro alle prese con il throwing e con le loro proposte di drinks, non vi resta che passare a trovarli al Filippo MUD Bar, in Via Eugenio Barsanti 45 (Pietrasanta), dal martedì alla domenica, a partire dalle 18,00.
Soddisfazione assicurata!