Mattia Dorici è uno scultore laureatosi con lode all’accademia di Bella Arti di Carrara. Dopo la laurea prende parte a diverse mostre e simposi di scultura internazionali, in giro per tutta Europa. Collabora alla realizzazione di scenografie e carri allegorici, creando modelli e caricature con i maestri della cartapesta del Carnevale di Viareggio, e lavora per il mondo della moda sviluppando arredi per le sfilate di Versace e Sone Island.
Mattia arriva anche ad utilizzare materiali sperimentali, lavorando con artisti europei di fama internazionale all’interno del laboratorio di scultura Tor Art.
Ultimo, ma non meno importante, Mattia Dorici è uno dei soci fondatori, nonché vicepresidente, dell’associazione culturale Arci Ponte di Ferro di Carrara; uno spazio per artisti dove si possono condividere idee e progetti e realizzare le proprie opere.
Ho avuto il piacere di intervistare quest’artista, e dico piacere perché questa chiacchierata con lui, un piacere, lo è stato veramente.

Mattia, quando e come nasce la tua passione per la scultura?
La passione è nata da bambino sicuramente, ma è una cosa che si è rivelata poco a poco. Non c’è un vero punto d’inizio. E’ più una predisposizione che si è mano mano fatta strada fra le altre e crescendo è diventata quello che so fare meglio, ciò in cui mi riconosco ed anche ciò in cui investo me stesso ed il mio tempo. In sintesi, non è una passione che nasce, ma una vocazione da scoprire.

Quali sono gli strumenti che utilizzi nel tuo lavoro?
Dipende dal materiale con cui ho a che fare in quel momento, ma per lo più le mani e la testa.

Quali sensazioni e emozioni provi quando metti in pratica la tua arte?
All’inizio c’è l’eccitazione e la grinta, come un bambino che parte per un viaggio tanto desiderato, che prepara serissimo lo zainetto per non farsi mancare nulla, cercando di immaginare tutti gli ostacoli che dovrà superare; poi arriva la fatica e la sensazione di fallimento incombente quando ci si accorge che nello zaino non si è messo niente di utile. Ed infine, come l’alba dopo una gelida notte, la tensione delle tue paure si scioglie tra le melodie inaspettate che si svelano sulle forme che hai creato. Ed in quel caos ribollente di intenzioni, forze, paure, mani e materia, tutto acquista un significato, ogni pezzo trova il suo posto in qualcosa che è sempre diverso da come lo avevi immaginato, più potente ed unico perché è fusione tra il tuo sogno è la vastissima realtà.

Cosa ti piacerebbe trasmettere al pubblico mentre osserva le tue sculture?

Vorrei che chi guarda sentisse un trasporto emotivo pari al mio. Mi piacerebbe che il fruitore osservasse le mie opere con la felicità malinconica di chi trova una vecchia fotografia dimenticata. Non credo che un’opera d’arte abbia una lettura univoca, è più come un equazione in cui ognuno deve aggiungere le sue incognite per arrivare al proprio personale risultato.

Che consiglio ti sentiresti di dare a chi decide di intraprendere un percorso artistico come il tuo?
Non scegliete! Non mettete mai un recinto alle vostre possibilità. Questo è un mestiere come un altro, ma cercate di scavare ogni giorno dentro di voi per scoprire qual è il vostro dono, il vostro posto nell’opera pantagruelica della vita. Tutti possono diventare bravi a fare una cosa, con perseveranza, ma solo chi trova la verità su se stesso può emergere.

Ah però! Dopo questi suggestivi consigli non resta che chiederti: progetti per il futuro?

Pagare le bollette, l’affitto, la spesa, mettere su famiglia… tutte cose normali e nel contempo essenziali. Cose che spero di poter fare con i frutti del mio lavoro che attualmente è quello dello scultore, poi chissà…. potrei anche ritrovarmi ad insegnare ciò che ho imparato per lanciare un eco di me nel tempo.