«Non capisco ancora perché ti sorprendi. Lo sai benissimo che sono uno stronzo, no? Mi sono comportato da cretino anche con te, da subito.» Chi di noi femminucce non si è mai sentita dire tali parole dal maschio alfa di turno?

Fin dall’antichità a noi donne è sempre piaciuto farci trattare da zerbino dall’altro sesso: vedi la nostra cara Penny che aspetta Uly dalla sua crociera sul mediterraneo; Madama Butterfly che si suicida dopo anni di film mentali sui sentimenti puri ed intoccabili di Pinkerton; poi abbiamo la Tosca, la Giulietta, la Cleopatra… insomma, un branco di disadattate. Perché questo siamo. Soffriamo come maiali al macello e più il nostro pseudo lui ci allontana più noi siamo lì, pronte, in una forma di annichilimento più totale ad aspettare una chiamata (solitamente arriva dalle 4:00 am in poi nei weekend) da un essere in evidente stato di ubriachezza molesta che sbiascica l’ennesimo “mi manchi” del mese. E noi, il giorno dopo questa chiamata dalle assonanze dislessiche, anche se svegliate nel cuore della notte e alla vigilia dell’esame di anatomia, ci riaddormentiamo felici pensando un convinto: “Allora mi ama! In vino veritas!” sorvolando sul fatto che il nostro lui, quella sera, ha toccato più culi di un endoscopista intestinale.

Come definirci quindi: autolesioniste? Masochiste? Deficienti? Sì perché diciamocelo, ci piace vivere nel limbo, ci piace lamentarci con le amiche ed essere compatite dalle stesse, ci piace nasconderci dietro al solito “ma lui è uno stronzo” ed accettare passivamente le conseguenze di ciò. Già Cervantes nel Don Quixote (1605 e ripeto 1605) aveva intuito la nostra indole se non addirittura caratteristica principale: «Questo è naturale istinto nelle donne, disse don Chisciotte, sprezzar chi le ama, e amar chi le odia». Ecco, poteva utilizzare parole più chiare? Poi arriviamo a molti altri casi che diventano vere e proprie patologie, ossessioni, dipendenze. Perciò, dopo aver perso tutta la dignità di cui eri in possesso, dopo pianti, digiuni, ubriacate pessime e stecche di Camel light consumate, decidi che è meglio darci un taglio e andartene per far chiarezza, fa tanto figo ultimamente tagliare la corda.

Così, dopo mesi dal tuo ritorno, capiterà che accetterai un invito, quasi per noia, e, seduta a un tavolino bevendo ottimo vino con quella compagnia che erano anni ormai non ti gratificava così, ti ritrovi a dire dentro te stessa mentre assapori l’ultimo tiro della tua paglia preferita: “I’ve cleaned out my closet.” e ti rendi conto di essere felice, veramente, perché sei finalmente libera dai fantasmi del passato e ben pronta ad aspettare a braccia aperte il prossimo coglione (compreso quello che ti ha portato a cena fuori).

Quindi ragassuole è inutile illuderci, Mr Darcy è solo frutto della fantasia di Jane Austen. E non troveremo mai un Romeo disposto ad uccidersi dopo pochi giorni di sesso selvaggio nelle segrete della villa di famiglia. Se ci andrà bene, troveremo una versione italiana di Homer Simpson…

NB: ogni riferimento a fatti, cose, persone è puramente casuale; questo articolo non è femminista e non vuole indurre all’ignoranza: continuate a leggere i grandi romanzi d’amore della letteratura mondiale e continuate a leggerli ai vostri figli senza però far loro idealizzare troppo sugli eroi ed eroine dei racconti: vivete la vostra vita, non abbiate paura, amate con tutto voi stessi, ma non riducetevi MAI a diventare l’accessorio di qualcun altro; ricordatevi che nessuno si merita anni di Tavor, Xanax, En, Trittico e analisi per le transaminasi da ripetersi ogni due mesi.