Claudio Francesconi, è un giovane gallerista di Pietrasanta. Da 10 anni dirige la Gestalt Gallery in via Stagio Stagi; una galleria, che fin dalla sua apertura, ha promosso artisti emergenti. Con una programmazione annuale di mostre, personali e collettive, ha fatto scoprire alla città il volto più giovane dell’arte contemporanea. Ha rischiato spesso, promuovendo il lavoro di artisti poco noti al grande pubblico. Resiste, alla crisi, al mercato, alle nevrosi di artisti e non solo.

Ciao Claudio, a Pietrasanta l’unica galleria che lavora, per lo più, con artisti emergenti è quella che dirigi tu se non sbaglio?
No, non ti sbagli e mi fa piacere che venga sottolineata la nostra linea di lavoro. Quando ti fai il culo, ci tieni che in giro si sappia che ci facciamo il culo. Io ed il mio socio, facciamo il nostro lavoro e lo rivendichiamo con orgoglio. Ormai tutti fanno tutto. Artisti che promuovono se stessi, galleristi che diventano artisti e viceversa. Relativismo totale. Tutto è arte quindi niente è arte. Invece la base di una galleria, di una galleria seria, è fare mostre.

Cos’è dunque per te “fare una mostra”?
È un insieme di cose. Si parte da un progetto, da una base teorica che via via si trasforma in qualcosa di concreto. Una mostra deve essere anche lo spirito del tempo, dove un artista esprime il suo tempo, la sua arte, la sua estetica. Un evento che rende tangibile l’arte di un artista. Ci vogliono poi gli apparati tecnici: i testi di supporto e le fotografie per il catalogo. Tutto ciò è la costruzione di una mostra.

Come hai detto tu prima, si assiste sempre di più all’artista, impresario di se stesso.
Ormai l’artista si propone da solo. Ma invece serve una catena per l’arte. La galleria è la base, il catalogo il documento di supporto, poi ci sono i critici, i collezionisti. È un complesso di figure, non un individuo solo.

Visto che hai appena citato i collezionisti. Qual è per te il collezionista ideale?
È quello che compra! Scherzi a parte. Il collezionista ideale per me è quello che ti ascolta e non segue le mode. Che non si conforma ai gusti del mercato ma che ragiona con la sua testa.

Sono dieci anni che la Gestalt Gallery lavora per far emergere giovani artisti. Ci racconti le difficoltà?
È difficile resistere con gli artisti emergenti. Gli artisti devono intanto iniziare a capire che i tempi sono cambiati e che c’è da adattarsi tutti alle nuove regole del mercato. Poi ci sono le aste on-line, che ormai influenzano molti collezionisti e non. Gli artisti storici sono diventati beni rifugio. Detto ciò è quasi impossibile far conoscere, promuovere, far crescere un artista. Ma è più nobile e senza dubbio e più gratificante.

Sei la persona giusta per le domande irriverenti. Chi detesti nell’ambiente dell’arte?
I conformisti. I titoli conformisti, le mostre conformiste, gli atteggiamenti conformisti, il testo critico conformista. Il conformismo è il male più grosso.

Dai, sii spietato. Qual è proprio l’artista che non tolleri?
Quello che non capisce gli sforzi che fai per lui. Non capisce le difficoltà del mio lavoro, e considera il gallerista marginale e tende a scavalcarti vendendo poi le sue opere da solo. Ecco, l’artista ingrato non lo tollero.

Invece il peggior difetto di un gallerista?
Valutare le persone in base alla loro ricchezza. Ed avere l’atteggiamento da boutique del lusso: formale, chic, quelli che nelle persone che incontrano vedono solo il lato economico del futuro acquirente. Questo “darsi un tono” non mi piace. Io cerco di evitarlo sempre, mi piace che la galleria sia un luogo di incontro, dove si scambiano idee, si cresce. Certamente si deve anche vendere, ma non si deve solo vendere.

Regaliamoci un po’ di leggerezza, il gallerista più bello?
Pio Monti.

Quello più brutto non lo diciamo o ci arriva una denuncia immediata, sulla bellezza sono tutti molti sensibili. A proposito di bellezza, quale parte del corpo di una donna ami maggiormente?
Il punto dove la mandibola si congiunge al collo. Ed il punto dove il seno si congiunge alla schiena. Hai capito vero?

Mica tanto a dir la verità. Ma saranno sicuramente parti interessantissime. L’artista ideale per te è…?
Mi piacciono gli artisti emarginati. Non mondani, concentrati sul loro lavoro.

Tre minuti di pura polemica: la mostra di Paolo Ruffini in piazza Duomo?
La piazza è sacra e si merita una gestione oculata, dignitosa.

Archiviato in un nanosecondo Ruffini. Torniamo all’importante anniversario della galleria, dieci anni. Ci racconti qualcosa di questa avventura?
La galleria è sempre stata dinamica, e deve esserlo. Ci sono stati filoni espositivi lunghi; come tutto il periodo in cui ci siamo dedicati al Nuovo Pop Italiano, poi all’Astratto, all’Astratto Geometrico, ci sono stati artisti figurativi molto interessanti. Adesso torniamo un po’ alle nostre origini, ovvero una ricerca sul segno che avevamo iniziato molti anni fa con l’artista francese, ma che vive e lavora a Pietrasanta Philippe Delenseigne. Ma non rinneghiamo nulla di ciò che abbiamo fatto in passato e non nego la possibilità di nuove mostre pop.

Claudio dove andrai in vacanza, stacchi ogni tanto?
No, non vado in vacanza. Non stacco mai, lavoro sempre. Quando lavoro mi sento bene.